Diario di Giulia
Ci sono storie che non possono essere raccontate e viaggi che non possono essere spiegati.
Bastano pochi elementi per far sì che da un semplice incontro con uno sconosciuto si scateni un evento alchemico in grado di allineare tutto quello che fino a quel momento era nel caos.
Un incontro fortuito, una persona che vede in te il residuo di una bellezza pulsante ma decadente e un dono inaspettato.
Quel dono è arrivato fulmineo e senza preavviso e così ci si trova ad agire senza pensare, decidere e rendersene conto.
Quando tutto è allineato c’è una forza invisibile e inarrestabile che sceglie per te e sa cosa è meglio per te.
Quando tutto è allineato basta sentire e sentirsi per fare la cosa giusta. Senza domande, senza ansie, senza paure e senza nemmeno scegliere. Basta sentire col cuore, vivere la magia e nel giro di poche settimane ti ritrovi nel bel mezzo dell’Arcadia per assaporare l’esperienza della vita.
Il mio viaggio è iniziato circa due mesi prima di approdare a Terra Morgana, nel periodo più difficile e confuso della mia vita. Non mi piacevo in quella veste di persona insoddisfatta, bloccata da mille ansie e paure, in continua lotta tra quella che ero e la versione di me che volevo mostrare agli altri. Ero bloccata nelle sabbie mobili dove, ad ogni movimento verso la salvezza, corrispondeva un continuo sprofondare verso abissi sempre più bui.
È stato proprio in quel periodo che un estraneo conosciuto apparentemente per caso, animato da una sensibilità fuori dal comune e da un cuore raro, mi ha fatto il dono della vita consigliandomi di partecipare all’HQP come lui aveva fatto una decina di anni prima. E per la prima volta non mi sono messa alla ricerca di chiarimenti sul metodo, non ho cercato informazioni che potessero suscitare in me dubbi o domande.
Qualcuno ha scritto che quando ti ascolti, quando vedi le cose per quello che sono, e agisci col cuore, non hai bisogno di scegliere perché la risposta la trovi dentro. E a me è successo proprio questo: non mi sono fatta domande, non mi sono chiesta se fosse la cosa giusta, non ho agito razionalmente. Non ho scelto.
Mi sono ascoltata. Ho agito col cuore. E dopo poche settimane mi sono trovata catapultata in un’Arcadia moderna nel cuore della Toscana, insieme a quattordici straordinarie creature che hanno condiviso con me questo viaggio verso il cambiamento.
È impossibile raccontare quello che avviene quando lacrime, ricordi, traumi, sorrisi e abbracci si incontrano. Si crea una miscela catartica composta da miele e sangue tra queste anime che si fanno forza l’un con l’altro, fidandosi di sé stessi, degli altri e di quello che sentono.
L’Hoffman Quadrinity Process è metodo, è rigore, è rispetto, è dolore. È connessione con la propria anima in un contatto quasi primitivo con le proprie emozioni. È come un bisturi che ti incide il cuore per far fiorire i boccioli di un nuovo te per permetterti di vivere libero e liberato, nell’amore e nella tua essenza.
Cambiare, migliorare, progredire ed evolversi per essere la versione migliore di sé stessi: è un percorso che non finisce mai, sul quale troveremo sempre cespugli spinosi, serpi striscianti e fauni burloni ma è qui che scopriremo anche Bellezza, Amore, Perdono e Dolcezza.
Ci sono storie che non possono essere raccontate e viaggi che non possono essere spiegati, ma solo vissuti.
L’HQP è l’esperienza che ricorderò per tutta la vita, l’unico viaggio che mi ha fatto uscire da certe stanze della mia mente per scoprire un nuovo mondo che è dentro di me.
E grazie al metodo Hoffman io, oggi, mi amo come non mi sono mai amata prima.
Giulia

Disegno fatto da Eleonora durante il suo HQP
Diario di Giovanni
Come si fa a descrivere l’ Hoffman?
E’ veramente difficile se non l’hai sperimentato sulla tua pelle.
Se dovessi definirlo in una singola parola utilizzerei sicuramente il termine bomba; se dovessi sintetizzarlo con un aggettivo, non avrei dubbi: fantastico.
E’ un viaggio pazzesco, dove sei costretto a fare i conti con la tua parte più intima.
Passi dal trovarti ad affrontare situazioni surreali e frustranti, che emotivamente ti piegano in due, all’essere felice come un bambino.
Condividi tutto ciò con quattordici estranei che fino al giorno prima del tuo arrivo non sapevi nemmeno chi fossero, ma che alla fine di questo viaggio, saranno un appoggio saldo e sicuro al quale sai che ti potrai sempre aggrappare; già, perché con loro hai trascorso momenti incredibili; con loro ti sei messo a nudo senza vergogna, affrontando e vincendo le tue paure, pianto tutte quelle lacrime che nemmeno pensavi di avere, e poi hai riso, riso tanto.
Se ripenso a questo Hoffman appena concluso, mi si stampa sul volto un sorriso larghissimo e mi si riempie il cuore di gioia e gratitudine.
Giovanni